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L'INDUSTRIA CHIMICA IN CIFRE

Dati e analisi per conoscere meglio l'industria chimica

L'obiettivo è rendere disponibili, in modo semplice, le informazioni necessarie per la comprensione delle problematiche dell'industria chimica, del suo ruolo e dei suoi trend evolutivi nel mondo e in Italia. Ogni sezione tratta un argomento specifico accompagnando al testo alcune tavole.

Normative inutilmente complesse e inefficienze della Pubblica Amministrazione

Pur essendo gli obiettivi di tutela di sicurezza, salute e ambiente assolutamente condivisibili, gli oltre 2.700 provvedimenti legislativi a livello comunitario – di cui più di 2.200 introdotti negli ultimi 15 anni – testimoniano una tendenza alla complessità e all’eccesso di regolamentazione che danneggia la competitività delle imprese chimiche italiane ed europee. 

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Gli aspetti normativi sono definiti sempre più in sede europea (con Regolamenti anziché Direttive) e recepiti in Italia senza ulteriori restrizioni. A livello nazionale, tuttavia, anziché muoversi verso processi di semplificazione, i livelli decisionali si sono moltiplicati e i numerosi interlocutori necessitano di un adeguato coordinamento.

In questo contesto, l’industria chimica italiana risulta particolarmente penalizzata a causa della forte presenza di PMI, in quanto gli extra-oneri di costo e tempo generati dall’iper-regolamentazione operano come un costo fisso.

Le inefficienze della Pubblica Amministrazione pesano anche sulle imprese a capitale estero che sono fortemente esposte alla concorrenza interna al Gruppo multinazionale e, di conseguenza, possono veder sfumare importanti opportunità di investimento e sviluppo a favore di altre filiali.


Il programma REFIT (Regulatory Fitness and Performance Programme) testimonia la volontà della Commissione Europea di rendere più efficace ed efficiente la regolamentazione.

Secondo lo studio commissionato dalla stessa Commissione Europea, i costi della regolamentazione per l’industria chimica europea sono cresciuti ininterrottamente nell’ultimo decennio, in particolare dopo l’introduzione del REACH nel 2007 (il sistema di registrazione, valutazione e autorizzazione delle sostanze chimiche) e del CLP nel 2008 (il sistema di classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze e delle miscele). Tali costi sono arrivati ad incidere per il 12% del valore aggiunto.

L’86% dei costi di regolamentazione è connesso alle normative su emissioni industriali (33%), prodotti chimici (29%) e sicurezza dei lavoratori (24%).

Diapositiva 8.6

L’industria chimica in Italia è caratterizzata da tempi di pagamento da parte della clientela decisamente più lunghi rispetto a Germania, Francia e Spagna. Ciò comporta maggiori esigenze di capitale circolante e aggrava il rischio associato ad eventuali insolvenze.

La maggiore presenza di PMI chimiche – normalmente dotate di minore potere di mercato – è sicuramente un fattore significativo nella formazione di questo divario, ma non certo l’unico: le differenze tra Paesi, infatti, sono ampie anche a parità di dimensione. Germania e Francia, inoltre, evidenziano tempi di pagamento piuttosto omogenei per le diverse classi dimensionali.

In parte queste differenze sono legate alle consuetudini, tuttavia la ragione principale risiede nei tempi di pagamento dilatati della Pubblica Amministrazione italiana (67 giorni nel 2019). In alcuni casi essa è il cliente diretto della chimica, ma più spesso rappresenta l’utilizzatore finale che genera ritardi a ritroso lungo tutta la filiera. Tale divario rimane significativo anche se, nell’ultimo anno, i tempi di pagamento della Pubblica Amministrazione italiana sono notevolmente diminuiti (-35% rispetto al 2018). 



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