Le imprese a capitale estero sono una risorsa importante per la chimica, anche perché costituiscono una parte rilevante delle imprese di maggiori dimensioni operanti in Italia: rappresentano, infatti, quasi il 50% degli addetti impiegati nelle grandi imprese.
Le filiali italiane dei Gruppi esteri sono spesso un modello di riferimento per il settore e l’intera filiera: potendo attingere alle Migliori Pratiche generate in tutto il mondo (in termini di capacità di penetrazione dei mercati esteri, modelli organizzativi, formazione, competenze, responsabilità sociale), spesso rappresentano la punta più avanzata di un settore, quello chimico, già di per sé tra i più avanzati. Basti pensare che la loro produttività del lavoro, espressa come valore aggiunto per addetto, è quasi il doppio della media manifatturiera.
La quota in termini di addetti delle imprese a capitale estero nell’industria chimica – pari al 30% – è più del doppio della media manifatturiera (12%) e prossima alla media europea (37%). Ciò dimostra che, nonostante le gravi inefficienze del Sistema Paese, in Italia esiste un know-how chimico forte e distintivo, in grado di attrarre investimenti esteri.
Le indagini condotte presso il top management delle imprese a capitale estero evidenziano, quali maggiori punti di forza della realtà italiana, la qualità delle Risorse Umane – che uniscono competenze tecniche e scientifiche ad una elevata flessibilità e capacità di problem solving – e un’ampia base industriale, caratterizzata da tante imprese fortemente innovative e disponibili a testare nuovi prodotti chimici.
La Grande Crisi non ha pesantemente ridimensionato la presenza estera nella chimica italiana: la quota, espressa in termini di addetti, è infatti scesa dal 33% al 30%. Inoltre, tale calo si ridimensiona in modo significativo se si tiene conto della riconfigurazione societaria di alcuni importanti Gruppi esteri, che ha comportato lo scorporo delle attività commerciali.
