L’industria chimica mondiale realizza un valore della produzione prossimo ai 3.700 miliardi di euro (anno 2019). Secondo uno studio pubblicato, nel 2019, dall’ICCA (International Council of Chemical Associations) la chimica – direttamente e attraverso l’indotto – contribuisce al 7% del PIL mondiale. Con una quota del 41%, la Cina si è affermata quale primo produttore mondiale.
Nonostante la rapida ascesa cinese, la chimica europea continua a rivestire un ruolo di primo piano: infatti, con 578 miliardi di euro e una quota pari al 16%, è il secondo produttore mondiale.
L’Europa mantiene una leadership tecnologica sugli impianti e sui prodotti, con risultati premianti anche a livello di sostenibilità ambientale e una flessibilità che permette alle produzioni europee di rispondere alle esigenze del mercato in termini di innovazione a condizioni competitive.

L’industria chimica è un settore molto dinamico a livello mondiale: nonostante la crisi del 2008-2009, il consumo mondiale di chimica è aumentato del 47% in volume e del 76% in valore rispetto al 2007.
La chimica sta vivendo profondi mutamenti: da un lato, lo sviluppo del mercato globale e l’ascesa dei Paesi emergenti; dall’altro, l’affermazione dei principi dello sviluppo sostenibile, declinati, però, con modalità molto disomogenee nei diversi Paesi e con effetti distorsivi sulla concorrenza.
L’emergenza sanitaria legata al Covid-19 ha reso evidente che la chimica è essenziale: anche durante il lockdown, infatti, il settore ha fornito con continuità gas medicinali, reagenti e principi attivi farmaceutici, disinfettanti e tessuti-non-tessuti per le mascherine.